Il grande uomo lo ricordi veramente se lo vivi tu. Quello che (forse) non vorreste sentirvi dire in morte di Nelson Mandela

Di Simone Digrandi - Cos'è, di fatto, "onorare un grande"? Una domanda che sorge spontanea ancora di più se l'uomo è un simbolo, una pietra miliare, un agire costante che ha ribaltato un pezzo di umanità, un faro di speranza altamente rivoluzionario. E' quello che mi sto chiedendo da circa ventiquattro ore, cioè dal momento in cui l'annuncio della scomparsa di Nelson Mandela ha portato ognuno di noi a condividere sui social foto e frasi a lui dedicate.
Dopo dieci minuti dal lancio della prima agenzia, la mia home di Facebook si è immediatamente trasformata in un infinito listino di aforismi e citazioni che sta proseguendo tuttora. E su questo brainstorming di sano ricordo, mi chiedo quanto sia importante tutto questo, o meglio quanto possa esserlo per noi.
Diciamocelo chiaramente, anche se molto probabilmente non vorreste sentirvelo dire: perché condividiamo il suo pensiero? Lo facciamo perché in tal maniera - consapevolmente o inconsciamente - ci accodiamo ad una massa di buonisti dell'ultima ora - come se fosse il lasciapassare per essere considerati dalla rete in una certa maniera 'positiva', come a dire "devo farlo" - oppure perché sentiamo davvero la necessità di rendergli omaggio?
Probabilmente, e ce lo auguriamo, in noi sarà partito tutto dal secondo motivo; ma anche in questo caso, bisogna capire a cosa porterà il nostro 'omaggiare'. La chiave di tutto è unica quanto chiara: l'onore nei confronti di un Mandela sarà certamente il riconoscere ad una personalità forte di questo pianeta che è stato "un grande", celebrandolo e salutandolo a gran voce; ma se il suo esempio e le sue parole, pesanti come macigni, domani svaniranno come qualsiasi notizia della nostra home, noi dimostriamo di essere solo ed esclusivamente i soliti condivisori di "ciò che passa", senza dare il giusto peso a ciò che ci troviamo davanti.

Ci stiamo riflettendo, infatti, su tutte le parole forti che Mandela ci sta lasciando? Ci stiamo rendendo conto che in questo momento mentre gli rendiamo omaggio, in realtà è proprio lui stesso che ci vuole dire con forza qualcosa?
Purtroppo, da sempre, il nostro atteggiamento verso i "grandi della terra" è quello di una "distanza di capacità". Lui è quello che combatte le rivoluzioni, lui è quello che parla alle masse, è così via. Forse, però, non ci rendiamo conto di quanto "il grande" sia a noi vicino, e quanto, le stesse sue capacità dettate dalla mente e dalle parole, possano essere le nostre, permettendoci, nel nostro piccolo, di essere migliori, di fare del bene, di cambiare le piccole e grandi cose. Grandi uomini come Mandela, hanno avuto e hanno dentro qualcosa di grande, ma ciò che è stato in loro è la stessa cosa che può spingere noi a pensare, cambiare, agire. Non è forse dal loro coraggio che possiamo trovare un esempio per noi?
Pensiamo ad una delle sue massime celebri maggiormente condivise: "Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso". Questa frase, la passeremo dal nostro profilo come un qualsivoglia stato, come un qualsiasi aforisma che ci capita di condividere per dare l'impressione di essere buoni, oppure ce la ficchiamo bene in testa, la frase, cercando di capire che in un mondo affetto da una grave crisi l'unica soluzione è sbracciarci, prenderci di coraggio, smetterla di abbandonare tutto alla prima difficoltà e lottare per costruire un futuro, mai come ora difficile da progettare? E in tutto questo, come gestire il nostro coraggio in base alla nostra paura? Ce lo dice sempre lui: "Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L'uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla", ovvero: "non siamo superman, anche i più forti avranno paura, basta saperla gestire!"
Pensiamo poi quanto frutto possa avere quello stato che abbiamo condiviso magari perché l'abbiamo letto, preso e incollato, utile per un animo che può essere davvero migliore. Guardiamo ad esempio alla visione di Mandela dell'educazione, considerata "l'arma più potente per cambiare il mondo", o quanto inutile sia l'odio, considerato che "provare risentimento è come bere veleno sperando che ciò uccida il nemico".
Queste non sono solo "le massime del grande uomo". Sono "le istruzioni della vita" che lui ci lascia, perché ne facciamo davvero tesoro. Allora ricordiamolo, ma ricordiamoci anche di noi. Perché un grande della terra, avrà cambiato il mondo, ma con il suo esempio può cambiare anche noi. Basta volerlo.

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