A condividere le baggianate siamo tutti puntuali. A che ora faremo lo stesso con le cose serie?

Di Simone Digrandi - Che generazione è, quella che al momento di condividere le stupidaggini è sempre in prima linea, ma non fa lo stesso per urlare giustizia per il proprio futuro? Il riferimento, è ovviamente a quel qualcosa che, quando impazza sui social network, ci coinvolge fino al midollo. In questo caso, ci riferiamo al #neknomination, l’assurdo video “a catena” mediante il quale un amico “nomina” un altro amico sfidandolo, entro 24 ore, a bere un boccale di birra fino all’orlo, riprendendo la scena e postando il video su Facebook. Una moda che dilaga, specialmente tra le comitive, ma che, come facilmente prevedibile, non solo ha portato all’indignazione di molti, ma anche a quella del proprio organismo. Ed ecco la notizia, annunciata domenica scorsa sulle testate giornalistiche regionali, del primo ricoverato, ad Agrigento, per complicazioni dovute a questa stupidissima video-catena. Che poi, in molti casi già i singoli protagonisti del video, durante la registrazione, accusano tutta una serie di difficoltà fisiche sia nel completare l’opera, sia dopo. Ci si chiede però, davanti a tutto questo, una cosa precisa: al di là dell’ovvio aspetto eticamente negativo di questa singola moda, ma perché al momento di “condividere” le stupidaggini si è sempre pronti ed “in prima linea”, ma non si fa altrettanto per le cose serie? Perché fondamentalmente, se “fosse di moda” condividere messaggi pieni di impegno, nemmeno possiamo immaginarci quali possano essere le conseguenze – queste senz’altro tutte positive – di una “diffusione dell’azione positiva”.

Chi scrive queste righe, fa parte di una realtà, la nostra di Youpolis, che da due anni in tre regioni d’Italia cerca di spingere i giovani a tornare ad essere protagonisti nell’urlare giustizia per un mondo che non gli dà né spazio né futuro. Da tanto tempo siamo impegnati nel diffondere l’importanza del talento dei giovani, nell’arte e nella cultura, ma anche la loro forza nell’azione positiva del volontariato, dell’aiuto, del rispetto per le città e l’ambiente, e in tempi di crisi come questi, anche cercando di smuovere l’immobilismo di chi si è fermato alla non-ricerca di lavoro dimostrando che si può “inventare una nuova strada” facendo impresa. Insomma, tutte cose positive, senza contare che centinaia sono le associazioni in tutta la regione che cercano di fare la medesima cosa su più fronti. Ma ecco che, quando si creano iniziative “esterne”, nelle piazze, nei locali, in occasione di manifestazioni e conferenze, è sempre difficile trovare una certa quantità di giovani. Molti snobbano, molti restano legati ad una dimensione di condivisione solo interna alla propria tastiera, senza uscire e aiutarci nel diffondere cose buone. In sintesi: per condividere un video in cui rischiamo l’ubriacatura lampo siamo tutti pronti, ma per diffondere la partecipazione ad eventi, iniziative, cose che tentano di alzare la voce, il menefreghismo è altissimo. Ma come pensate di cambiare le cose allora?
Volete davvero continuare ad entusiasmarvi per le cose stupide, e a impegnarvi solo per queste cose totali futilità? Fate pure. Chiediamo impegno tra i giovani uscendo dalle case e chiedendovi di unirvi a noi nel protestare, manifestare, creare, organizzare, inventare, e ve ne rimanete chiusi dentro, pensando che l’unica forma di impegno civico debba essere la condivisione di un link contro la “casta”? Fate pure! Nelle scuole e nelle università i vostri rappresentanti d'istituto o di facoltà organizzano assemblee e momenti di una certa sostanza, ma ve ne fregate e preferite uscire subito per andarvene in piazzetta o al centro commerciale? Prego! Le associazioni del territorio organizzano un presidio antimafia, un cartellone di impegno culturale, o convegni per 'riflettere insieme' preferite stare a casa senza fare nulla! Fate pure. Ma sinceramente, a questo punto, non vi indignate più allora. Non lamentatevi che non c’è lavoro, non lamentatevi (nel caso mio e di tutta la zona del Sud-Est siciliano) che ci tocca sorbirci il MUOS, non lamentatevi più che non c’è futuro o che le vostre famiglie non arrivano a fine mese – dando per scontato che farvi una vostra, di famiglia, è pura utopia. Se la lotta verso un futuro giusto non raggiunge gli obiettivi che dovrebbe, è anche grazie alla vostra e indifferenza, che lascia la lotta a pochi, e il cazzeggio globale a molti.
Noi fondamentalmente, nonostante tutto, non ci fermiamo. Restiamo convinti che “un grande viaggio inizia con un primo passo” e continueremo a diffondere ciò che per noi è importante: che per cambiare le cose dipende da ognuno di noi. Continuiamo ad organizzare manifestazioni, eventi, mobilitazioni sul territorio, per dimostrare ad una collettività che bisogna impegnarsi, e farlo davvero. Continuate pure a condividere le banalità. Noi, e ci stiamo provando, vogliamo condividere il cambiamento.

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