La scuola e la filosofia, l'inutile e l'origine – Parte II

Di Corrado Schininà – La filosofia nelle scuole, dunque. Per chi non ricordasse, nell’articolo precedente avevo parlato dell’intenzione di Ignacio Wert, ministro spagnolo, di ridurre considerevolmente le ore di filosofia per lasciar spazio all’educazione finanziaria.

Alla scoperta di questa notizia, ho cercato di rendere palese il ragionamento implicito di questo (futuro?) provvedimento: la filosofia è meno utile dell’economia. Da qui ho cominciato a chiedermi da dove derivi questo pregiudizio e, per farlo, ho cercato di trovare l’origine del concetto di “utile” e di quando questo concetto sia sorto nella cultura occidentale. Sia chiaro, in un articoletto, non dico niente di sensazionale. Come dissi precedentemente, intendo solo dare la mia opinione e anche oggi farò lo stesso.

Per non annoiarvi eccessivamente, mi limiterò ad un obiezione ed una proposta: l’obiezione si incentra sull’espressione usata dal ministro “consumatori del domani”, la proposta riguarda un nuovo modo di insegnare filosofia a scuola. Infine, vi allego un articolo nel quale sono spiegati i benefici di studiare filosofia alle elementari. Lasciatemi spiegare, lasciatevi narrare.

Partiamo dall’obiezione: secondo il ministro Ignacio Wert, per i “consumatori del domani” è necessario essere preparati in ambiti economici. Ok, legittima osservazione. Io ne muovo un’altra. Più che vedere gli individui come “consumatori del domani”, espressione che la mia mente trasfigura equiparando ogni persona a un portafogli, sono sicuro che alla gente dotata di lungimiranza prema educare persone, prima che consumatori

In altre parole, prima di definire le persone “consumatrici”, non sarebbe meglio cercare di capire cosa sono, prima di tutto, le persone? Non sarebbe meglio indurli in riflessione e farli riflettere su qualche tema come: chi sono io? Come la società può essere giusta? Possiamo essere felici? Eccetera, eccetera. Ora, queste domande, che sono di pertinenza filosofica, non sono anteriori a qualsiasi dibattito economico?

In un’aula di filosofia, prima di “insegnare” agli studenti a diventare i consumatori del domani, ci si domanderebbe cosa sia l’economia, si valuterebbero i pro e i contro del sistema e, soprattutto, verrebbe fatto un confronto su quanto l’economia odierna (intesa come sistema complesso basato su scala globale e dipendente dalle borse e dagli investimenti) abbia effettivamente reso più felici o abbia migliorato qualitativamente la vita delle persone.

Essere consumatori del domani è assolutamente secondario perché, facendo filosofia, si discuterebbe animatamente, si ragionerebbe sulla realtà che ci circonda, si inviterebbero gli studenti a mettersi in relazione con la loro coscienza, le loro azioni e il loro ambiente, e tutto ciò condurrebbe ad una maggiore saggezza dell’individuo stesso. Altro che consumatori del domani: prima di tutto occorre rendere gli studenti consapevoli di loro stessi, prima di fargli capire cosa sia lo spread.

Certo, lo so. Lo so che, mentre leggete, qualcuno di voi sta pensando: “la filosofia si studia già nei licei, perché allora non sono sorti dei Socrate nella mia classe?”. 

A questo riguardo, mi introduco alla proposta: non è solo fondamentale studiare filosofia, occorre farla bene. A mio parere, impiegare tre anni costringendo gli studenti a imparare a memoria il pensiero di Eraclito, Hegel e Heidegger, è semplice perdita di tempo. Se fossi ministro, cambierei la metodologia, facendo studiare la filosofia sui temi, non sugli autori.  

Spiegandomi meglio, anziché disperderci nei meandri della dialettica trascendentale kantiana o ricordarsi il luogo di nascita di Erasmo, occorrerebbe portare i concetti alla portata del quotidiano. Sarebbe stimolante sviluppare lezioni nelle quali il professore presenti un argomento (introducendo degli autori e il loro pensiero) e lasci dibattere gli studenti. Sarebbe interessante chiedere agli studenti cosa pensino e, nel chiedere, gli studenti domanderebbero a loro stessi, inizierebbero a riflettere, esporrebbero la loro idea e questa verrebbe ascoltata e dibattuta, dando vita a nuovi spunti di riflessione.

 Sarebbe bello, suppongo, impiegare qualche ora di scuola pensando su cosa sia la felicità, domandarsi se la differenza tra uomini e animali sia davvero così marcata, interrogarsi sui pro e i contro della tecnologia, comprendere che c’è differenza tra ciò che percepiamo e ciò che vediamo. Sarebbe bello perché, i vantaggi sarebbero immediati e palesi: riflettendo si conosce, conoscendo si sviluppano delle weltanschauung (visioni generale delle cose) e questo nuovo modo di vedere il mondo, stimolando la domanda e solleticando il cervello, anziché lasciarlo rammollire, toccherebbero la nostra sfera quotidiana.

In tale contesto, l’insegnante introduce l’argomento, presenta gli autori, modera il dibattito, fa cogliere i punti cruciali della discussione e conclude fornendo ulteriori informazioni su autori che potrebbero risultare produttivi al dialogo, volgendosi verso la conclusione.

Abbiamo tutti un pensiero, il problema è che spesso lo lasciamo grezzo, quando in realtà basta un po’ di pratica per rendere un pregiudizio un giudizio e un’opinione una solida affermazione.

A conclusione di tutto quello che ho sostenuto, mi congedo allegandovi un link nel quale viene raccontato come, studiando filosofia già da quando si è bambini, siano migliorate le capacità relazioni e addirittura il rendimento degli studenti.

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