Il Disagio della Civiltà: uno specchio sulla realtà? – Parte II

Di Corrado Schininà – Riprendo, nonostante tutto, da dove avevo lasciato. Questa settimana ci ha colpito enormemente, il desiderio di interrompere questa piccola trattazione di Freud è stato forte e, per qualche momento, avevo intenzione di commentare i fatti di Parigi. Poi mi sono fermato. Si è già detto troppo, un articolo lo trovo sensato solo se lucido e (probabilmente) un mio eventuale lavoro avrebbe lasciato a desiderare. 

Riprendo, nonostante tutto, perché non ho la verità in tasca e, in questi casi così delicati, esprimere un’opinione sarebbe farsi sfoggio con parole a buon mercato. Boicottiamo le opinioni e teniamoci lo sdegno, non perdendo di vista le cause che ci hanno portato alla situazione in cui versiamo ora. 

Fatto questo preambolo, riprendo, stavolta per davvero. De Il Disagio della Civiltà credo di aver parlato molto, e non mi stupirei se molti non mi avessero capito. L’opera, come dicevo già mercoledì scorso, è densissima e riuscire a farne una sorta di sunto è compito difficile. Ma questo articolo risulterà di facile comprensione se non altro perché mi preme solo esplicare due concetti inseriti nello schema dell’opera.

Il primo riguarda una riflessione sulla modernità che, per chi è studente fuori sede come me, mi ha fatto pensare molto: «Non ci fossero le ferrovie ad accorciare le distanze, il bambino non avrebbe mai lasciato la città natale e non servirebbe il telefono per sentire la sua voce. Non ci fossero le navi a solcare gli oceani, l’amico non avrebbe intrapreso la traversata e io non avrei bisogno del telegrafo per placare la mia inquietudine… E a che pro infine una lunga vita, se è gravosa, povera di gioie e a tal punto travagliata da farci auspicare di essere affrancati dalla morte?» (Il Disagio della Civiltà, Torino: Einaudi, 2010, p. 31).

Parole amare quelle masticate dal padre della psicanalisi in cui si domanda, estremizzando la questione, a cosa sia servita tutta questa tecnologia se, alla fin fine, il grado di felicità delle persone non sia aumentato. A cosa serve allora il progresso? Questo il disperato grido di sottofondo denunciato da Freud. Non dobbiamo dimenticare che la cultura dominante dell’epoca poneva un grande risalto alla modernità e al progresso e, da ciò, capiamo bene come le parole di Freud risuonino incredibilmente stridenti e controcorrente. 

A che serve allora il progresso? Lascio a voi la risposta.

Il secondo punto riguarda l’ipotesi di società alternative. Al tempo l’alternativa più percorribile al sistema capitalista e fascista era il comunismo e Freud vagliò la fattibilità di questo progetto. Cosa comporterebbe l’abolizione della proprietà privata? Prima di dare la sua posizione, il padre della psicanalisi informa quali sarebbero gli esiti secondo i fautori della rivoluzione: abolendo la proprietà privata, la concorrenza e le diseguaglianze tipiche del capitalismo scomparirebbero, l’essere umano sarà rivolto verso la cooperazione e non vi saranno più invidie o disagi con cui far fronte. Freud è molto più scettico: abolendo la proprietà privata, si toglierebbe all’aggressività insita nell’uomo uno dei suoi strumenti ma, poiché l’essere umano è più pulsionale che razionale, non tarderebbe a trovare elementi che lo contraddistinguano dagli altri. Le persone (e ciò si rivela particolarmente vero guardando ai popoli) sono affette da un palese narcisismo delle differenze, che le farà sentire superiori anche per le piccole cose. 

Anche abolendo la famiglia, unità germinale della civiltà, l’essere umano volgerebbe verso esaltazioni di sé e di ciò che possiede. 

Osservazioni critiche pesantissime, intuizioni argute e spesso incomprese. Con il suo inconfondibile stile, Freud ritrae la condizione umana e, in un testo davvero concentrato, avverte lo spirito dei tempi prima di tanti altri intellettuali e scienziati. Guai a considerarlo come un pessimista: per certi versi lo è, ma in questa opera, Freud si addentra nei meandri, quelli meno desiderati, della psiche umana e ci consegna il suo resoconto. Possiamo condividerlo o essere disgustati. Ma oggi come oggi, la lettura di questo testo la consiglio davvero a tutti.

Le rubriche

IDEE A CONFRONTO

Contributi e riflessioni

   
FLUSSI DI COSCIENZA

di Corrado Schininà

   
DIPENDE DA TE

di Simone Digrandi

   
PILLOLE DI CULTURA
Autori, eventi, recensioni