Comunicare un sì – Contro la retorica della lentezza

Di Corrado Schininà - La campagna elettorale per il referendum costituzionale è finalmente iniziata. Dico finalmente perché mi incuriosiva sapere in che modo il governo si sarebbe prodigato per convertire i contrari e gli indecisi sulla via del Sì.

Il Presidente del Consiglio lo si sta trovando in ogni trasmissione e a qualunque ora, nell’impresa di ribaltare le proiezioni dei sondaggi: lodevole l’impegno, meno i messaggi che sta diffondendo ai cittadini. Le ragioni per cui bisognerebbe votare sì, sono essenzialmente tre: con la riforma il processo legislativo sarà più veloce ed efficace, i costi della politica si ridurranno notevolmente e, questa la voce più interessante, bisogna approvare la riforma perché sarà l’ultima possibilità per cambiare davvero l’Italia, pertanto, anche se il disegno costituzionale non è perfetto, sempre meglio di niente.

L’obiettivo di questo articolo (e dei prossimi due), sarà quello di focalizzarsi sulla veridicità di questi tre argomenti. Partiamo con la celebre lentezza delle nostre istituzioni.

I sostenitori del Sì affermano ripetutamente che con il superamento del bicameralismo paritario approvare le leggi sarà un processo più snello e più veloce. La riforma permetterà finalmente di mandare in cantina il sistema attuale, ritenuto barocco, inefficiente e lento. Ma siamo davvero sicuri che il Parlamento legiferi in maniera così insopportabilmente lenta? In verità, quando la legge è di primaria importanza per il governo, possiamo constatare un’iter legis velocissimo.

Ad esempio, il Lodo Alfano, la legge che garantiva l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato (compreso l’allora Premier Berlusconi, noto per i suoi problemi giudiziari) fu approvato in appena venti giorni: discussa dal consiglio dei ministri il 28 giugno, fu approvata dal Parlamento il 22 luglio. Ancora, il 6 dicembre 2011 il neonato Governo Monti in Consiglio dei ministri fece approvare la tanto odiata Legge Fornero, che già il 22 dicembre (16 giorni dopo) disponeva dell’ok di Camera e Senato. Come se non bastasse, la Legge Boccadutri, che regola il finanziamento pubblico ai partiti, venne ripescata a fine luglio 2015 dalla Camera dei Deputati e divenne legge in poco più di due mesi, più precisamente il 14 ottobre. Quando si vuole correre… si corre.

Come ha sottolineato Tony Barber del Financial Times, il problema italiano non è la velocità, ma la cura con cui queste leggi vengono scritte. Contro la riforma Boschi, per esempio, molti costituzionalisti si sono lamentati di un testo incomprensibile e sgrammaticato. Se il Parlamento tornasse a fare le leggi, e non il governo (nella scorsa legislatura l’81% delle leggi approvate erano di matrice governativa) i tempi di riflessione aumenterebbero, a beneficio di una produzione normativa più chiara e incisiva. Il tanto urlato problema della lentezza, è un qualcosa che affligge la burocrazia, non la Costituzione.

Fonti:

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/07/11/news/il-parlamento-palude-sa-anche-essere-veloce-quando-vuole-1.173087

https://www.ft.com/content/5430f982-8a28-11e6-8cb7-e7ada1d123b1

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-parlamento-e-gia-abolito-il-governo-fa-l81-delle-leggi/

https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/7294/di-battista-e-le-leggi-velocissime

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