Giovani e lavoro. Quale futuro per loro?

Di Saro Cavallo - La crisi che attanaglia tutta l’Europa e i paesi industrializzati, ha determinato non solo l’impoverimento della popolazione, la quale sta attraversando un periodo che ha portato il calo del potere d’acquisto sceso al livello degli anni Settanta, ma anche un affievolimento della possibilità di trovare un posto di lavoro. L’attuale situazione di scarsità di lavoro, va a ledere la dignità di ogni essere umano, in tutti i suoi aspetti. Vengono a destabilizzarsi tutti i fattori che portano all’autorealizzazione a partire dalla mancanza di possibilità di poter essere socialmente funzionale, attivo, utile, e allo stesso viene a mancare la giusta retribuzione del lavoro che esso sia di natura manuale o intellettuale, a scapito dei giovani che vedono scomparire le soglie di reddito sufficienti ad aprire le prospettive del futuro.

Da quasi 5 anni, la crisi che dietro alcune massime filosofiche dovrebbe essere lo stimolo giusto per trovare nuove soluzioni e nuove opportunità, ha tagliato parzialmente fuori dalla società intere generazioni di giovani. Molte di queste infatti, soprattutto per quanto riguarda le fasce d’età che vanno dai 18 ai 30 anni, a causa della precarietà non formano una famiglia, non si sposano, e sono sempre più insoddisfatti. Queste generazioni pongono scarsamente fiducia nel domani, e vivono nel limbo e nell’ansia che il domani sia diverso. Alcuni comunque tentano lo stesso, di mettersi in gioco in questo sistema-Italia vecchio ed obsoleto massacrato da molteplici tasse e che riserva poche speranze, giacché esiste una classe dirigente vecchia e attaccata alle poltrone, sia per convenienza che per mancanza di leggi che attivino il ricambio generazionale. Le leggi ad oggi esistenti, riguardanti questo tema, sono poco inclini alle esigenze dei giovani e lontane anni luce dalle vere esigenze dei cittadini. La fascia d’età che va dai 18 ai 30 anni è la più alienata dal resto della società, e come se non bastasse viene definita da alcuni politici troppo “Choosy”, non tenendo conto che questa generazione rispecchia proprio il sistema di valori e di educazione posto in essere dalle generazioni più anziane. Molti nostri giovani, cosi sono costretti ad emigrare nelle grandi città europee o in altri come U.S.A, Canada, Australia. Mentre il nostro paese invecchia sempre di più quali speranze abbiamo per il domani? Il governo italiano è impegnato il tutt’altre faccende e sottovaluta il problema, mentre i Paesi che ricevono i nostri “cervelli” gentilmente ringraziano. L’offerta di lavoro in Italia, non solo è bassa rispetto alla domanda, ma è caratterizzata da livelli qualitativi spesso al limite della proponibilità. A peggiorare la situazione, vi è inoltre la continua diminuzione degli investimenti in ricerca e sviluppo. Sarebbero necessarie delle misure che incentivino il reclutamento dei più giovani affiancate da una riforma del sistema fiscale che incoraggi le imprese ad assumere. Per molti giovani il futuro è un incognita, non c’è più spazio per i sogni che purtroppo rischiano di essere relegati nel solito cassetto, in quanto la disoccupazione e la precarietà, spingono le nuove generazioni a puntare sulla concretezza e sul pragmatismo. Il lavoro che più fortunati riescono a trovare, generalmente non coincide più con la realizzazione personale, bensì rappresenta il mero mezzo per procurarsi un reddito ed auto-sostenersi.

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