Il venerdì nero della politica italiana. Ovvero, quanto è grave l'astensione

Di Michael Massari - I risultati sconfortanti della tornata elettorale in corso continuano a impazzare su tutti i mezzi di comunicazione. E chi si rifiuta di votare, non si rende conto del danno che faccia. C'è fortunatamente chi urla la rabbia, quella dovuta alla presenza di un popolo assopito che preferisce lasciarsi governare da un esecutivo frutto del clientelismo e, diciamo anche, di un impervio nepotismo. Tutto questo perchè "astenersi" significa lasciar decidere ad altri, che magari sono causa di tutto questo.  Non andare a votare oltre ad essere una grave offesa alla memoria storica, è un suicidio dal quale il nostro ordinamento continua ad astenersi. I risultati continuano a scendere, qualche lieve rialzo e poi nuovamente giù, in picchiata. Stiamo vivendo “il venerdì nero della politica italiana”. Forse un piccolo giro storico può farci capire qualcosa: Fino a quando il bipolarismo perfetto, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, recitavano in un ancora giovane teatro, nessuno si accorgeva del fatto che si stava creando una vera e propria speculazione. La politica era il salotto dei signori, dei magnati che facevano circolare il danaro sporco e lo riciclavano trasferendolo ad “amici di amici che con amici” costruivano ponti senza cemento, città senza cittadini, giustizia senza magistrati. Come un attimo prima di quel Venerdì nero di Wall Street per le strade della città si respirava un'aria di fiducia nelle istituzioni, nella metaforica Borsa Politica chiamata Parlamento.

Tutti investivano, la “Borsa” cresceva, il consenso cresceva... Ma in realtà dietro quella apparente calma, teatrale direi, si nascondeva una bolla che da un momento all'altro era pronta ad implodere. Tangentopoli fa traboccare il vaso, allo scattare della mezzanotte e all'inizio del nuovo giorno i nuovi investitori vengono raggiunti da notizie sconfortanti per il mercato politico. Riciclaggio, tangenti, corruzione erano come titoli tossici per il sistema finanziario... La causa di tutti i mali. In pochi secondi, anzi millesimi di secondo quella linea che fino ad allora aveva disegnato una salita dalla pendenza del 90% comincia a scendere a una velocità fino ad allora mai vista, vertiginosamente raggiunge i minimi storici, sfonda il limite dell'equilibrio, in cui perdite e guadagni si annullano reciprocamente e segna un meno 80% di credibilità. E' caduta la “Borsa Italiana” e con sé l'intera Repubblica. Continui echi si propagano per la città, gli investitori politici cominciano a chiudere i battenti, i Big della storia scompaiono dal quadro politico. Si è diffusa la sfiducia. Nessun militante spende una parola sulla crisi che si è abbattuta, così come nessun investitore difronte a un caso critico decide di investire. Ma così come per l'economia anche in politica vige la regola dell'ordine ciclico. Nel 1994, dopo le stragi che sconvolsero l'Italia e infuocarono la credibilità ormai defunta della politica italiana, un uomo, o meglio un cavaliere con il suo esercito e con il suo denaro scese in battaglia. Da quel momento nuovamente, la nostra metaforica Borsa Politica riprese il balzo, il popolo ormai esausto aveva trovato uno spiraglio, e iniziò nuovamente a finanziare la stabilità che assicurava un uomo ancora nuovo, sconosciuto ma che con il suo fascino imprenditoriale riuscì a stordire il terzo stato insoddisfatto. Un decennio di crescita, ma un'altra volta dietro a tale rialzo così sproporzionato, grossolano e astrale si nascondeva un'ennesima bolla. Il valore dei titoli cresceva, lo spread non era un problema, ma improvvisamente nuove inchieste rivelarono la sporcizia che quei signori della casta e del potere avevano nascosto sotto i tappeti del palazzo. E nuovamente giù. Tutto questo, senza che l'italiano decida seriamente chi mandare al governo! Oggi viviamo in una situazione di stallo, nessuno crede più nella politica, siamo tutti uguali, ci dicono; facciamo i nostri interessi, ci dicono. Lasciate che vi dica una cosa, oggi c'è chi è ancora in grado fisicamente e moralmente di investire in politica, io e molti altri siamo tra questi investitori e il valore dei nostri titoli è più alto rispetto ai vecchi. E' più alto perchè siamo la novità sul mercato, perchè al dire noi affianchiamo il fare. Il nostro valore è alto ed altro rispetto al vecchio perchè sappiamo coniugare la qualità e il prezzo. Tocca a voi scegliere, o comprate i titoli vecchi a basso prezzo, ma vi assicuro che la qualità sarà scadente, oppure comprate i nostri titoli, giovani e forti, a un prezzo più alto ma in grado di assicurarvi realmente una qualità di vita elevata. Torniamo a investire, tornate in “Borsa” e finanziate noi e le nostre idee.

 

Le rubriche

IDEE A CONFRONTO

Contributi e riflessioni

   
FLUSSI DI COSCIENZA

di Corrado Schininà

   
DIPENDE DA TE

di Simone Digrandi

   
PILLOLE DI CULTURA
Autori, eventi, recensioni