Idee a confronto

Uno spazio dedicato alle idee di tutti. Interviste, contributi, suggerimenti, riflessioni, per un confronto libero e aperto.

Ricordare... ma non ricaderci

Di Giorgio Piccitto e Simone Digrandi - Una data che rischia di rappresentare l'ennesimo "ricordare" privo di senso, se l'incoerenza prosegue anche oggi. Una giornata che fa memoria di un passato tragico, ma che sarebbe totalmente inutile se pensassimo solo a "ciò che è accaduto" senza renderci conto di "ciò che accade ancora". Ecco perchè il 27 Gennaio è importante che vada visto in un'ottica un po' diversa. Oggi nel mondo intero si ricorda l'orrore dell'olocausto. Il 27 gennaio del 1945 ad Auschwitz, venivano liberati i superstiti e si apriva una breccia nel muro omertoso dei campi di sterminio tedeschi. La scoperta di un errore che portò il mondo intero a doversi rendere conto delle conseguenze di idee terribili dell'animo umano. Pensiamo a quanto sia assurdo, pazzesco, pauroso: una reale volontà di "formattare" un'intera popolazione, spinti da una propaganda sulla "purezza" della propria razza. Il giudizio di condanna totale verso una delle peggiori atrocità dell'intera storia umana è unanime, indiscutibile quanto ovvio. Ma siamo sicuri che, sebbene il mondo intero ripudi quell'episodio, l'intera umanità si astenga da fatti e situazioni anche minimamente vicini al concetto di "ti odio per la razza che rappresenti?"

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L'arte barocca e la Democrazia.

Di Ilaria Galli - L’arte barocca indica tutto ciò che è eccentrico, fuori misura, eccessivo ma soprattutto è un tipo di arte che tende a privilegiare l’aspetto esteriore al contenuto interiore; come se, appunto, fra interno ed esterno, vi fosse una “maschera” che tende a nascondere l’essenza vera, la verità.
Il confronto con Pascal ha inizio proprio da qui. Che cos’è la politica per Pascal? Qual è il suo reale fondamento?
Nell’opera “I Pensieri” si legge che “ le corde (ossia i legami) che legano il rispetto degli uni verso gli altri sono corde di necessità, è infatti necessario che vi siano differenti gradi fra gli uomini poiché tutti vogliono dominare, ma non tutti possono, solo alcuni”. E continua: “immaginiamoci dunque di vederli mentre iniziano a disporsi gli uni contro gli altri; combatteranno fino a che la parte più forte opprimerà quella più debole affermandosi quindi come il partito dominante”. Quest’ultimo pertanto si fonda sulla sola forza. Ed è a questo punto che l’immaginazione inizia a giocare il suo ruolo.

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“La donna, soggetto e non oggetto”. La riflessione delle ragazze di Youpolis per il 25 Novembre

Di Rita Fiaccabrino, Lucia Gatto e Leandra Russo - Parte l'attività del Coordinamento Femminile di Youpolis. Un gruppo che vuole iniziare con una riflessione dedicata a domani, 25 Novembre, giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Un contributo che vuole sottolineare come, alla base di ogni azione violenta nei confronti di una donna, stà una errata concezione del rapporto con essa da parte dell’uomo, fatta di un mancato rispetto,di impulsività, di possesso, e di molto altro.

Innanzitutto, perchè il 25 Novembre? Nello stesso giorno del 1960, in America Latina, le sorelle Mirabal si recano a far visita ai loro mariti in prigione, vengono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, e dopo essere state condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze vengono torturate, massacrate e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio a bordo della loro auto, per simulare un incidente. Solo nel 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato questa data come Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Violenza: un vocabolo su cui lungimiranti furono le parole di Martin Luther King: “Con la violenza puoi uccidere colui che odi, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro.” Ma da dove nasce quest'odio? La società consumista in cui viviamo sembra aver reso l'uomo un essere che vive di “istinto” non riuscendo, in certi casi, a gestire e controllare i propri impulsi. La logica del “Tutto è dovuto”, inoltre, ha spinto ad un soddisfacimento illimitato, trasformando la persona dipendente dai propri istinti e meno padrona di se stessa, quindi meno libera. Tale stato nasce anche da frustrazioni e dal non sentire realizzata la propria esistenza e per riempire questa mancanza si attivano comportamenti compensativi al fine di sentirsi potenti e “capaci”. Pertanto ogni impulso è diventato un bisogno da soddisfare ad ogni costo, perdendo di vista il rispetto della dignità dell'altro.

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Quando il ricambio generazionale non è il solito proclama, ma una bella sorpresa.

Di Simone Digrandi - Oggi abbiamo imparato che la voglia di dare spazio realmente al nuovo c'è, ma sopratutto può essere una bella sorpresa. Youpolis, come si sa, è caratterizzata da una equi-distanza da qualsiasi schieramento e forma partitica, è una realtà che guarda al tutto con una coscienza critica e voglia di analizzare il più possibile, per questo, oggi, non possiamo non esultare alla scelta del neoeletto Presidente Crocetta di aver nominato Assessore alla Formazione Nelli Scilabra, studentessa di Giurisprudenza, perfetta coetanea di molti componenti del nostro laboratorio.

Esultiamo per la scelta 'sorprendente', non programmata e non prevista. E davanti a questa sorpresa, pensiamo a quante volte il 'ricambiogenerazionale' è stato usato e strausato da partiti e movimenti, anche in tempi recenti, sbandierato come slogan ma con, in realtà, pochi risultati. Anzi, abbiamo dovuto anche notare come in certi contesti dove questo slogan era proclamato dai tetti a gran voce, tutto fu soffocato dalle logiche vecchie dei 'soliti', al punto non solo da non dare spazio ai giovani nel 'ricambio', ma fermando ed eliminando loro ogni entusiasmo.

Ecco perchè invece oggi siamo felici. Perchè chi non l'ha proclamato in maniera altosonante, il 'ricambiogenerazionale', oggi l'ha praticato.

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E' proprio vero: siamo tutti berlinesi.

Di Michael Surace - In quanti ricordano questa immane tragedia che divise un Popolo, l'Europa e il Mondo? Nella notte tra il 9 e il 10 Novembre del 1989 cadde finalmente il muro di Berlino. Il muro che aveva diviso famiglie della stessa città, che aveva diviso una nazione e che aveva diviso due visioni della società e del mondo finalmente andava cadendo sotto le picconate degli stessi cittadini berlinesi che finalmente riacquistarono la liberta'. Questo significo' per i tedeschi.

Ma tutto il mondo - memore di quanto detto da J.F. Kennedy in visita in Germania sul fatto che "siamo tutti berlinesi" sottolineando cosi' la partecipazione sua e di tutti gli uomini liberi alla sofferenza di Berlino - partecipo' quel giorno alla grande gioia dell'abbattimento del muro. Quell'evento come tutti sanno porto' alla fine della Guerra fredda, al crollo del comunismo in Europa, all'affermazione degli ideali di pace e democrazia e ad una apertura di speranze e prospettive mai immaginabili fino a quel momento.
Ma purtroppo non furono tutte rose e fiori: col tempo altri muri si crearono in tutta Europa a dividere popoli, pensieri e nazioni. Altri muri nel mondo portano discordia e violenza. Non tutti sono muri di mattoni e cemento, in quanto spesso ci sono dei muri creati ad arte dai signori del potere e della guerra che di fatto isola e condanna interi popoli. Sabato infatti, io e molti giovani spoletini abbiamo partecipato alla manifestazione che si e' tenuta a Perugia per la ricorrenza del ventennale dalla caduta del muro di Berlino, organizzata dai giovani del popolo della liberta'. E proprio durante questa manifestazione in pieno centro di Piazza Italia si e' voluto ricordare con un video tutti i muri presenti ancora nel mondo: oggi nella moderna Europa esistono muri, come quelli nell'Irlanda del nord, che ancora vengono allargati per dividere i cattolici dai protestanti, personale armato pronto a sparare su chiunque non esservi il "divieto", il "limite".

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Non c'è l'ok da Roma: niente campionato per due ragazzini stranieri?

Di Luca Bassi - “Voi in campo? Non potete, siete stranieri”. Sembrerà incredibile ma nell’anno 2012 può succedere anche questo in un Paese civile e democratico come il nostro.
Siamo a Bariano, nella Bassa Bergamasca. La società di basket del paese è pronta per il via dei campionati. Ma non tutto fila liscio come l’olio al momento dei tesseramenti di due giovanissimi atleti: “Non sono italiani e, come sapevamo da tempo, siamo stati costretti ad iniziare la lunghissima prassi burocratica per il loro tesseramento nella nostra società – ci spiega il presidente del Bariano Basket, Massimiliano Gastoldi -. Tutta la documentazione, una volta finiti di compilare i mille moduli, è stata regolarmente mandata a Roma, alla Federazione nazionale che, invece di darci l’ok, non ci ha mai fatto sapere nulla”.
I giorni e le settimane passano e tra i dirigenti, con l’inizio della stagione ormai alle porte, cresce il nervosismo: “Abbiamo mandato numerose mail di sollecitazione a Roma, almeno per cercare di capire come muoverci, ma nessuno si è mai degnato di risponderci. Mai. Noi – continua Gastoldi – ci facciamo in quattro ogni anno per creare attività sul territorio, dedicando tempo e risorse nel nome dello sport e loro, che lo dovrebbero rappresentare a livello nazionale, nemmeno si degnano di risponderci. Poi si parla di sport come oggetto di aggregazione, socializzazione, integrazione. Immaginatevi la faccia di quei due bambini di 12 anni quando lo scorso venerdì, un giorno prima del nostro debutto in campionato, gli abbiamo comunicato che non avrebbero giocato perché non sono italiani”.

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"Siamo noi i reali proprietari intellettuali del cambiamento." La globalità delle sinergie locali

Di Alberto Albanese ed Edoardo Piccitto - Sarebbe riduttivo e inefficace iniziare una trattazione sulle problematiche sociali, politiche ed economiche degli attuali scenari del ventunesimo secolo, senza una dovuta introduzione di quell'universo di avvenimenti e scelte che ha introdotto il nuovo modello occidentale. Partiremo quindi da una ricostruzione storica ben precisa.
1910. Jekyll Island, Georgia. Si tiene una riunione segreta che vede come protagonisti i proprietari delle maggiori banche private d'America, tra cui Rockefeller (fondatore della Standard Oil, una delle più grandi compagnie petrolifere e finanziarie dell'epoca), Morgan (creatore della General Electric) e Rothschild (discendente di una delle famiglie più importanti d'Europa). Proprio da un'idea di quest'ultimo, sono state poste le basi della legislazione della cosiddetta Riserva Federale.
Lo scrittore Edward Griffin ha così riassunto ciò che è successo quel giorno: “Le banche centrali sono cartelli bancari che si sono associati ai rispettivi governi in cui operano e hanno ricevuto da essi un potere monopolistico per la creazione di massa monetaria per la nazione”. La nascita della Federal Reserve nel 1913 rappresenta definitivamente la nuova tendenza degli Stati nazionali occidentali a delegare a istituzioni private (banche centrali) la sovranità monetaria. Di conseguenza la nazione assume le sembianze di una grande impresa capitalista, mutando la sua natura democratica. Anni Cinquanta. Approfittando della ricostruzione degli scenari europei del dopoguerra con il Piano Marshall, gli Stati Uniti gestiscono la situazione disastrata sostituendo ai vecchi sistemi produttivi quello fordista, che negli anni precedenti al secondo conflitto mondiale si era diffuso in larga scala sull'altra sponda dell'Atlantico.

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Con che coraggio ci chiedono (ancora) sacrifici?

Di Marco Caimmi - Ricordo ancora la Fornero in lacrime, che sapendo di non poter fare altrimenti, annunciava per la prima volta in diretta nazionale che tutti noi avremmo dovuto fare degli enormi sacrifici.
Da lì in poi ho visto solo persone esauste, distrutte, piene di debiti, che comunque non si arrendevano, ho visto persone lottare per i propri diritti, per il propiro lavoro, ho visto persone pagare le conseguenze di eventi che non avevano creato. Ho visto persone uccidersi perchè non trovavano più la forza di andare avanti.
Crisi, una parola che per noi negli ultimi 3/4 anni ha assunto un valore molto più profondo di quello che potevamo percepire prima, una parola che è sulla bocca di tutti, dal giornalaio di famiglia all'imprenditore di multinzionale. 5 semplici lettere che unite creano in noi un senso di solitudine e di tristezza...
Oggi tutti conosciamo l'entita di questo drammatico periodo storico, che sicuramente verrà riportato in futuro in tutti i libri di Storia, ma forse in pochi ci rendiamo conto che questo periodo non è ancora giunto ad una conclusione. Viviamo con la speranza che qualcosa cambi, che i più giovani riescano a trovare lavoro e che i più anziani possano invece smettere di lavorare, viviamo perchè ancora siamo vivi.
Già, avete capito bene, noi ci siamo ancora e forse qualcuno non se ne rende più conto, o forse fa solo finta di non vederci! Fatto sta che ancora ci chiedono dei sacrifici, non conoscendo affatto le nostre situazioni, perchè per loro noi siamo solo un'unità.

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