Non stroncate il nostro sogno, non uccidete le nostre passioni!

Di Federico La Cognata - Quanti di voi almeno una volta nella vita, hanno avuto un hobby, un sogno che volevate inseguire, ma a cui avete rinunciato sul nascere a causa di molteplici problemi e complicazioni? Io vi parlo del mio sogno,o per meglio definirlo, della mia passione; fare il Dj.
Tutto è cominciato all’età di 10 anni, quando iniziai ad interessarmi al mondo della musica, prendendo lezioni di chitarra e batteria, per poi passare al mondo digitale. Mi emozionavo a guardare i vari “festivalbar” e le puntate di “Top of the pops” in tv. Oltre a vivere con la radio accesa 24h su 24, notavo i vari playback durante le puntate: tutto ciò mi incuriosiva sempre di più e volevo approfondire il tutto. Iniziai a studiare le basi del suono, la percezione di esso, e tutto ciò che ne riguarda. Dallo studio di registrazione all’esecuzione live. Nel 2006, dopo vari sacrifici, riuscì ad acquistare una consolle, di seconda mano, e iniziai subito a cimentarmi nel ruolo tra compleanni e feste.
Ma come potreste ben immaginare, il mio desiderio andava ben oltre i compleanni e le festicciole varie. Desideravo suonare in un vero club.
Dopo aver fatto esperienza in varie radio locali cercai di inserirmi nel giro ma fu al quanto difficile. Come tutto il mondo dell’elettronica, ogni anno uscivano svariati nuovi modelli di attrezzatura, e oltre alla consolle, per fornire un servizio completo, erano indispensabili le luci, amplificazione, microfono, proiettore e telo, insomma i soldi necessari erano maggiori rispetto agli incassi.
E oltre alle spese relative alla necessità di un'attrezzatura adatta e "d'avanguardia", sorgeva anche un altro problema.

La SIAE. Su di essa si parla tantissimo, e su internet sono molteplici le lamentele e a riguardo. Ma che cos’è questa SIAE? È una società italiana, “Società Italiana Autori ed Editori”, che per concessione statale opera in regime di monopolio (unico caso al mondo visto che perfino nella minuscola Trinidad esistono almeno due società in concorrenza), che ha come scopo il recupero e la tutela del diritto d’autore.

Una società sulla quale si parla tanto, a causa di diversi articoli che sollevano alcuni dubbi, e che abbiamo consultato al fine di avere fonti in grado di farci capire qualcosina. Un caso è questo pezzo comparso sul Facebook, "Manuale di sopravvivenza per giovani produttori", di Nikky wadd, consultabile su Facebook qui. Secondo tale articolo, per uno “strano caso”, la società in questione ha debiti verso gli associati di circa 800 milioni di euro. Il motivo è semplice: si assumono 1500 dipendenti, alcuni imparentati tra loro, per gestire 85.000 autori (il 65% dei quali percepisce annualmente meno della propria quota di iscrizione), mantenere uno staff dirigenziale con stipendi annui a 6 cifre, ed avere una strategia di sviluppo fallimentare e un costante ritardo nel recepimento di nuove tecnologie che permettono la libera distribuzione dei contenuti multimediali. Basti pensare che l’italia è l’unica nazione tra quelle “civilizzate” ad aver tardato ad autorizzare servizi come Beatport o Itunes Match, e ad aver censurato Spotify, fantastico servizio di streaming musicale gratuito già presente in tutta europa da più di un anno, per colpa della mancanza di accordi per il recupero dei diritti d’autore.

Una nota su Facebook, testè citata, dà un certo campanello d'allarme. Ma se arriva un media come Il Fatto Quotidiano a sollevare il problema, le cose iniziano a diventare più serie. Il noto giornale parla della necessità di forte rinnovamento tramite questo articolo che vi linkiamo. Si parla di un rinnovamento? Arriva un commissariamento, ma di che tipo? Per la prima volta dalla costituzione del 1882, la Siae è stata commissariata a causa dei gravi problemi fiscali, affidando a Gianluigi Rondi, un baldo giovane di 91 anni (classe 1921) l’incarico di portare una “ventata di aria fresca”. Ecco l'articolo che ne annuncia la nomina, consultabile qui.

Come è stato risolto il problema?
Secondo la nota linkata all'inizio, la soluzione più ovvia è stata inventare nuove tasse per incassare ancora più soldi. Minimo sforzo, massima resa. Per questo motivo sono nate tasse assurde come la “licenza dj”, una tassa per fare il dj – perchè si dovrebbe pagare una tassa per poter fare il dj o per riprodurre brani, in quanto il proprietario del locale è in obbligo a pagare il permesso di esecuzione? – o la tassa sulla “copia lavoro”, una tassa per l’utilizzo di musica digitale definita non originale – se il file scaricato da un sito legale è considerato una “copia” dell’originale che risiede sui server del sito di download, allora anche un cd “originale” dovrebbe essere considerato una copia di un “master” di proprietà dell’editore! – fino alla geniale tassa della “copia privata sui supporti di archiviazione” dove forfettariamente vengono tassati tutti i supporti di massa (cd, dvd, smartphone, lettori mp3, hard disk, chiavette usb) per permettere alla Siae di rientrare delle perdite dovute alla pirateria. E’ come se le assicurazioni mettessero una tassa sull’acquisto delle auto per recuperare i soldi dei rimborsi a causa degli incidenti stradali.

Ci si ritrova, quindi, in una nazione dove un produttore/dj che vorrebbe iniziare una propria carriera, debba decidere di investire voglia, tempo ma soprattutto denaro che molto probabilmente non rivedrà. Anche se, principalmente, per tutti noi la musica è una passione e non una fonte di guadagno. Ho conosciuto davvero poche persone che sono in grado di permettersi di definire la musica come “il proprio lavoro” e riuscire a viverci decentemente; hanno tutti la costante di guadagnare principalmente dalle performance live e non dalla vendita dei brani o dal recupero dei diritti come invece avveniva fino a prima dell’avvento della musica digitale. 
L’unica cosa che non deve mancare mai, è la passione e la voglia di continuare ad attuare il proprio sogno. Possono volerci migliaia di euro, anni di sacrifici e di gavetta, ma l’importante è arrivare allo scopo desiderato. E se si dovesse mollare prima o non riuscire più a mantenere il tutto, bisognerebbe camminare sempre a testa alta poiché per quel periodo di attività, si è riusciti a coronare il proprio desiderio, non mollando il tutto sin dall’inizio come qualcuno purtroppo fa.

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