Non capisco come funziona Twitter: cinguettio per Dummies

Di Alessia Zuppelli - Vista la mole di istruzioni per l’uso in merito al social network più cool del momento, non ho resistito al fascino di poter dire democraticamente la mia… in più di 140 caratteri! Propongo una domanda. Perché avvertiamo il bisogno di essere sempre più social media addicted? Non potendo fare a meno di porci come essere sociali che istintivamente avvertono il bisogno di relazionarsi con gli altri e di condividere informazioni, beni, pensieri e quant’altro rientra nella sfera che potremmo definire della “vitalità” , sentiamo allo stesso tempo il bisogno di autostima ed auto-realizzazione che ne deriva da questo processo. Il social media permette di supportare sia la nostra identità che la nostra rete sociale spostando su un piano virtuale, almeno in un primo momento, la classica interattività face-to-face. Come medium ci offre la possibilità di esibire chi siamo, entrare in contatto con utenti che spesso non conosciamo neanche, soprattutto nel caso di Twitter, ma con i quali ci troviamo ad interagire per affinità, scegliere cosa dire e soprattutto quando dirlo.

Taggare su Twitter? Si può, con la Menzione

Dopo aver creato l’account Twitter, contraddistinto dall’aka iniziale, la celebre chiocciolina “@” , ed inserito foto avatar, una bio, se si vuole ma è preferibile, (presentarsi è sempre gradito) iniziamo a seguire chi ci può interessare. Il follow si distingue dalla richiesta di amicizia su Facebook in quanto possiamo comunque seguire i tweets dell’utente interessato e non accediamo ad informazioni particolarmente personali come ad esempio le foto o dettagli più particolari della nostra vita privata. Inoltre non è obbligatorio che colui che seguiamo ricambi il suo interesse. Viene a crearsi una comunicazione “a stella”. I Tweets inviati sono condivisi con tutti gli utenti della piattaforma. Se decido di relazionarmi nello specifico con qualcuno, invece, nel mio messaggio inserisco la “Mention” (quello che su Facebook sarebbe il TAG), e che qui si esplicita così: @nomeutente. La menzione è praticamente obbligatoria nel caso in cui si riportano frasi da lui/lei dette. Questo non impedisce, comunque, che uno o altri utenti (non direttamente “menzionati”, né per forza follower o following di chi sta discutendo) possano intervenire nel cinguettio che ho inviato, contribuendo a generare, come spesso accade, vere e proprie discussioni da salotto.

Rendere virale un una news, un commento, un’idea: il retweet, uno strumento incontrollabile

Un’altra funzione del microblogging è il Retweet (RT). Possiamo paragonarlo in maniera spicciola alla possibilità di “condividere” presente su Facebook. Se il Tweet di un utente mi sembra particolarmente interessante ho la possibilità appunto di RT in modo che sia visibile dal mio account. Perché? Molti nella loro bio specificano che “RT not endorsement”. Posso condividere un contenuto non perché magari sia d’accordo con quel pensiero o quella notizia che l’utente ha pubblicato, semplicemente perché posso ritenerla interessante e pertanto “degna” di sottoporla all’attenzione dei miei followers. E’ questo il modo più semplice e forse anche il più efficace per estendere la rete virtuale , accrescere il numero dei miei following “i seguaci” e iniziare ed affermarsi nel nuovo ambiente è inserirsi nei cosiddetti LiveTwitting. Il retweet è una funzione potente, oltre che importante, perché spesso ha dato il via a fughe di notizie – incontrollabili – sostituendosi ai media tradizionali. Grazie anche al retweet che siamo venuto a conoscenza della Primavera Araba e altri fatti internazionali altrimenti impossibili da conoscere.

Cos’è L’hashtag (#)? Un altro modo per raccontare la vita mentre accade

Nell’era della Social Tv e del volere essere sempre presenti, afflitti dalla smania di commentare, contemporaneamente alla visione di un programma, un film, ma spesso un talk show di argomento politico si genera un parallelo dibattito, una sorta di box per commenti comuni, entro uno spazio : l’hashtag #. Esempio. Sto seguendo il programma Fantasma condotto da Caio. Ho voglia di dire la mia, invio un tweet scrivendo #nomeprogramma. Così, chi in quel momento sta seguendo e commentando in diretta ciò che accade in tv, può leggere il mio Tweet, mi può rispondere , come posso anche io interagire con chi scrive in merito e all’interno di quel gruppo di discussione. L’hashtag si lancia, non si crea, non è un account, ed appartiene a tutti coloro che se ne servono per mettere in evidenza un parola chiave al fine di mettere in relazione contenuti simili e utenti che discutono o sono semplicemente interessati a quell’argomento. Equali argomenti sono più discussi su twitter in un determinato momento? Basta dare un’occhiata alle Tendenze , in basso a sinistra della nostra Timeline (TL), per scoprire quali sono gli argomenti di cui si sta discutendo di più. Naturalmente le tendenze si collocano nella sfera dell’ hic et nunc, cambiano rapidamente vista la velocità e la variabilità con la quale una notizia dopo pochi minuti può diventare già passata. La regola fondamentale appare chiara : interagire. Se non inizi a cinguattere, a non rispondere , da evitare lo snobbismo, ad inserirti per commentare e dire la tua all’interno degli #hashtag ,che possono diventare veri e propri gruppi discussione, come nel caso del circolo virtuoso che si viene a creare seguendo un dibattito tv, per esempio, si rimarrà isolati. Se non si è predisposti al dialogo, al confronto, alla critica, proprio come nel mondo offline, e si tende all’autoreferenzialità, Twitter non è il posto giusto: non è l’ambiente ideale per soliloqui.

Cos’è #FF Follow Friday? Quando si diventa una TweetStar?

Da sapere è , che ogni venerdì si celebra una sorta di rituale, il “Follow Friday” #FF. Il FF è una sorta di ringraziamento verso uno o più utenti con i quali magari abbiamo stretto una relazione più confidenziale in virtù magari di interessi comuni , e allo stesso tempo un advic ai nostri follower di iniziare a seguirlo. Detto questo, un’altra considerazione degna di nota potrebbe riguardare il numero dei followers e dei following. Più seguaci hai e più sei credibile? Sei una TweetStar? Escludendo giornalisti, conduttori tv, politici o personaggi dello Star System internazionale, vi sono utenti che hanno un gran numero di utenti che li seguono. Sicuramente ciò è dato dalla loro intensa attività e relativo grado di interazione con il resto dei cinguettanti. Utenti che si possono essere distinti per le loro idee, per le notizie che hanno contribuito a far circolare in rete, per lo spessore dei contenuti dei loro messaggi. Posso essere anche una persona virtualmente poco credibile o impreparata su determinati argomenti, ma riesco comunque per sottile simpatia a conquistare la rete. Il numero dei nostri seguaci e di coloro che seguiamo è relativo. A mio avviso conta la regola del pochi ma buoni. E’ bene anche selezionare chi seguire e non ricambiare il follow per pietà. La rete è un iperrealtà e per tanto anche sui social network un po’ di selezione non guasta.
Dalla mia personale esperienza, appena un anno, posso dire che sicuramente Twitter è ottimo strumento non solo per relazionarsi ma per creare e cercare informazioni eventi e, perché no, collaborazioni con chi si occupa dei nostri stessi interessi . Evitare un comportamento noioso o da radical chic postando solo notizie di politica o economia. E’ bene anche smorzare un po’ i toni, twittando , ogni tanto, qualcosa di più personale e simpatico, non perdendo mai il senso dell’umorismo. Un rapporto sano nato e cresciuto online può sfociare in maniera del tutto naturale in una serie di relazioni e collaborazioni professionali sul piano dell’offline e perché portando con sé i suoi buoni frutti.

Come crearsi una nuova dipendenza. Ed esserne lieti

Infine credo che sia anche indispensabile capire che quel labile meccanismo che ti crea una sorta di dipendenza dai social, non si impara. E’ come quando si è alle prime armi nel guidare un’automobile. Ok, studio il manuale e conosco a memoria il codice della strada, seguo l’istruttore di guida attentamente. Dopo inizio a guidare da sola, nella strada proprio come nella rete . Spesso la pratica vale più di tanta teoria.

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