Il primo pianto di emigrante

Di Chiara Scolastica Mosciatti - I miei numerosi viaggi nella peggiore parte d’Europa, lungo questo 2013, sono stati per me come una garanzia per la mia emigrazione qui nei Paesi Bassi: nessuno dei problemi di spravvivenza che ho incontrato in Grecia, nessuna delle ragioni della mia frustrazione in Italia esistono nei Paesi Bassi – pensavo.
Infatti Amsterdam è una città felice.
Come in ogni capitale, in uno stesso luogo puoi vedere simultaneamente vedere ogni tipo di persona svolgere qualsiasi tipo di attività.
Per esempio quando sono arrivata, proprio nei giorni di Halloween, di domenica notte ho potuto camminare lungo Rokin e vedere l’enorme alveare di vetro della NCR company, pieno di uffici e relativi colletti bianchi davanti al computer; poco più avanti mi sono potuta fermare al baracchino delle migliori patate fritte olandesi per poi raggiungere Dam Square dove era in corso un carnevale. E dato il luogo centralissimo, data l’occasione di divertimento, data la musica, le giostre, le luci, la marijuana, era un carnevale per tutti, e dalla coppia di anziani che passeggiava, alle famiglie intorno alle attrazioni del luna park, ai ragazzi in vacanza mordi e fuggi, ai fanatici di musica elettronica e agli adolescenti mascherati da mostri, in fila dietro ai carri, c’erano tutti a Dam Square quella domenica notte.
La simultaneità è presente in ogni luogo, ogni giorno, ad ogni ora, ad Amsterdam.
Pensavo, lasciando l’Italia, che il mio primo pianto non sarebbe arrivato prima di una settimana - invece è arrivato solo dopo tre giorni.

Aver visto l’alta qualità della vita, la gentilezza e la tolleranza, aver potuto parlare con chiunque nei negozi, all’ufficio delle tasse o allo sportello delle ferrovie, attraverso un inglese meticcio patrimonio collettivo, aver pedalato ad ogni ora del giorno e della notte tra i canali e i parchi solo per l’incredibile gusto di avere la precedenza sulle macchine, sui tram e sui pedoni pure, tutto questo ha fatto sì che il mio primo pianto arrivasse prestissimo, perché gustando tutto ciò mi sono resa conto che l’Italia e tutto il sud Europa sono paesi letteralmente crocefissi ad un limbo di terra bruciato o alluvionato, nel corso di una guerra che nessuno ha dichiarato ufficialmente.
Ora e solo ora, da qui, posso capire le parole avvelenate di Nunzio, ormai pensionato, padre della mia amica di infanzia Laura - plurilaureata, masterizzata, stagizzata, esperienzizzata, tirocinante e ancora a casa.
Nunzio negli anni sessanta emigrò dal mio paese, Camerino, nelle Marche, perché Milano allora prometteva il futuro che ora è il presente del Nord Europa.
Questa non è l’Italia che ci avevano promesso, per la quale io ho lasciato Camerino e per cui ho duramente lavorato per tutta la mia vita. Questo non è il logico risultato di tutta l’energia che Milano usa per crescere, questa non è la realtà che io e mia moglie potevamo intravedere solo pochissimi anni fa e per cui ci siamo sempre impegnati senza mai lamentarci.” Vedendo quello che vedo qui, capisco che mi voleva dire, Nunzio, ossia che dopo tanti anni di risparmi e lavoro, l’Italia era a tanto così da essere Europa, e allora come ha fatto a diventare Medioriente in una manciata di anni?
Urlava Nunzio, perché viste come stanno le cose ora, vuol dire che l’hanno ingannato tutta la vita e adesso che ha sessantacinque anni e il danno è fatto, chi di dovere invece di ammettere e cercare di arginare il pantano, fa teatrino generale per chi preferisce ingannarsi ancora, così che chi invece può, se la fili via col fagotto dalla porta del retro.
Mi sono chiesta se Spagna, Portogallo, Grecia e Italia sono stati tardo-comunisti. Quello che sta accadendo in questi paesi, infatti, assomiglia in tutto e per tutto al disordine che hanno avuto le nazioni dell’est Europa, dopo la caduta del muro di Berlino.
Quello che sta succedendo in tutto il sud Europa combacia coi racconti della mia amica Aurora, che mi ha descritto molte volte la sua Romania durante gli anni ’90. E’ forse questo duro momento dovuto al grande sogno che l’Europa insegue fin dalla fine della seconda guerra mondiale?
E come la delusione e la rabbia di Nunzio per le promesse mancate di Milano, sono la Grecia, l’Italia, la Spagna e il Portogallo prove di un troppo ambizioso sogno europeo?
Io penso che l’Europa sia davvero possibile, nonostante nei secoli nessuno sia mai riuscito ad unirla, e sono anche sicura che solo il doloroso sud, ormai da almeno cinque anni in forte e anche violenta contestazione col sistema accentratore e livellante europeo, sia in grado di suggerire al pretenzioso nord gli esatti limiti di questa unione: l’Europa è possibile soltanto estendendo a tutte le nazioni i diritti umani e salvaguardando ogni singolare capacità produttiva.
Altrimenti l’Europa sarà solo una scusa per preservare i privilegi di pochi.

 

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